I Miei Argomenti

Pensieri e Carriole. di Zio Buck

Storia dell’infelicità e delle cose

Pubblicato da busi74 su 6 novembre 2010

Qual è lo scopo di uno SPOT, se non quello di farci sertire INFELICI per ciò che abbiamo ?

E’ la riflessione che ci propone Annie Leonard in un video di ca. 20 minuti disponibile anche in italiano .

Ne emerge un quadro in cui siamo indotti a lavorare di più per poterci permettere di acquistare di più. Ciò significa, ahimè quant’è vero che torniamo sempre più stanchi dal lavoro (ti dice qualcosa ?) per appollairci davanti ad uno schermo che ci fa sentire privi di qualcosa… ovvero INFELICI. E allora ci scanniamo per guadagnare qualcosa di più, tornare a casa ancora più sfiniti e… il ciclo riparte !

http://storyofstuff.com/ (Riflessioni sul consumismo)

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Un chilo e mezzo d’ipocrisia

Pubblicato da busi74 su 10 giugno 2010

Un chilo e mezzo d’ipocrisia. Tutta carne, senz’osso.

Già perché di carne (di donna) si tratta. Quella delle prostitute che battono a Vicenza. Solo che se loro battono è perché ci sono i battitori.

Ricordo le lezioni di economia quando ci spiegavano che l’offerta nasce laddove vi è una domanda (ehm…) insoddisfatta.

Questo vale per le merci, ma a quanto pare non per la merce umana. Cosicché loro sono le puttane da strada (quelle più disgraziate e a più buon mercato), i clienti invece non vanno manco menzionati.

Ed ecco che a Vicenza, recente esempio – tra i tanti – di ipocrisia all’italiana, provvedono ad illuminare a giorno la via che corre lungo lo stadio per scoraggiare le prostitute a frequentare il marciapiede.

Ok, si sposteranno in là di qualche chilometro e i clienti le seguiranno. Qualcuno passerà per eroe di moralità… ai miei occhi resterà una deiezione animale squagliata dalla pioggia.

Personalmente credo che la prostituzione ci sarà sempre: più diffusa nei luoghi in cui la sessualità umana è repressa, meno altrove.

Certo a Vicenza sono più furbi… pensano di cancellare il mestiere più antico del mondo in quattro e quattr’otto nascondendolo alla vista. E in giro per la penisola tanti come loro. Un chilo e mezzo d’ipocrisia, senza fegato.

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Tutto quello che le donne non dicono 3

Pubblicato da busi74 su 31 maggio 2010

Ancora Francesca Reggiani. Altre idee sulle donne single oltre la trentina. E anche qualcosa in più che stanno tra il comico e il serio.

D’altronde sono millenni che attraverso la cominicità si sono denunciati situazioni e comportamenti tabu.

Neanderthal non è poi così lontano…

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Tutto quello che le donne non dicono 2

Pubblicato da busi74 su 30 maggio 2010

Cosa succede quando una ragazza piena di fiducia e ammiratori diventa donna e gli ammiratori cominciano a scarseggiare ?

Ce lo racconta Francesca Reggiani…


Siamo tutti un po’ smarriti dietro il bailamme di notizie televisive non sempre del tutto attendibili o verificate. In ogni caso siamo vittime dei tormentoni giornalistici. Ecco la situazione vista dagli occhi di un comico come la Reggiani:


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Tutto quello che le donne non dicono

Pubblicato da busi74 su 29 maggio 2010

La comicità al femminile è cosa rara, negli ultimi anni però si sono fatte spazio diverse donne davvero capaci di divertire. Della Littizzetto già abbiamo pubblicato qualcosa. Stavolta tocca a Francesca Reggiani che parla proprio delle donne (e non solo).

Ecco qualche trovata simpatica dal suo “Tutto quello che le donne (non) dicono“, ed. Piemme. Con lo stesso titolo ha prodotto anche un spettacolo teatrale. A sentire il titolo un’amica ha esclamato “TRADITRICE”… evidentemente era cosciente di tutto ciò che ci tengono nascosto ;-)

Il resto ai prossimi post.

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Perché non ne rimorchi una ?

Pubblicato da busi74 su 19 maggio 2010

Ci sono milioni di donne libere là fuori che stanno aspettando SOLO TE.

Qualche settimana fa ascoltavo un podcast secondo cui negli Stati Uniti ci sarebbero più o meno 45 milioni di donne single. Facendo le dovute proporzioni in Italia dovremmo averne a disposizione 9 milioni… mica male per chi vuole combinare !

Schizzinoso come sei, togli pure le troppo giovani, le troppo vecchie, le troppo mmmh, te ne restano almeno 3 milioni… molte più di quante te ne servono vita natural durante! Hai mai fatto il conto ? Io sì !

Se ci provi con una donna al giorno per, diciamo, 80 anni, arrivi sì e no a TRENTAMILA FEMMINE.

Cioè in una vita di assidua attività puoi sperimentare appena un 1% del parco-femmine nazionale. Mica male come prospettiva !

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A ben vedere poi le donne non chiedono molto per starci (senza offesa)… ma come minimo reclamano che sia il maschio a farsi avanti !!!

Perché allora non concedergli quello che vogliono ? In cambio ci concederanno quello che vogliamo noi…

(fai caso a come operano i grandi conquistatori di donne…  non fanno mica tanto di più. Ma qualche momento più tardi loro staranno godendo delle gioie del sesso, mentre tu sarai alle prese con la tua mano destra)

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Donna massaia. 3^ parte

Pubblicato da busi74 su 24 aprile 2010

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Donna massaia. 2^ parte

Pubblicato da busi74 su 23 aprile 2010

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Donna massaia. 1^ parte

Pubblicato da busi74 su 22 aprile 2010

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Donna massaia. Un inno all’anti-erotismo

Pubblicato da busi74 su 21 aprile 2010

DONNA MASSAIA: dicesi di donna sposata che immediatamente dopo le nozze non si prende più cura di sé, rinchiudendosi entro le mura domestiche ove indossa permanentemente un pigiama verdino/azzurro oppure un accappatoio d’un rosa improbabile.

Caratteristica saliente sono i bigodini in testa ogni volta che la vedi.

Indipendentemente dalla numerosità della figliolanza, la donna massaia tende ad allargarsi senza ritegno: ecco perché la scelta di un pigiama molto elastico.

Calzini grossi, immancabilmente monocolore, le fasciano i piedi fino alla caviglia da cui si intravvede qualche pelo superfluo non rimosso dall’ultima ceretta.

Della ceretta peraltro non capisce l’utilità, ma la fa perché lo suggerisce il mensile “Donna Noiosa” di cui è assidua lettrice.

La malizia non è il suo forte e d’altronde è peccato, come argomenta a muso duro il cappellano durante le funzioni domenicali. Non si dà pace perché dall’età di 13 anni la figliola non ne vuole più sapere di parteciparvi. Deve essere qualche compagna di scuola di pessima famiglia che la svia, una di quelle che si mette i jeans strappati e ha pure il cellulare.

Mitiga il dolore rassicurandosi sul fatto che la sua piccola arriverà certo vergine al matrimonio, mentre quelle quattro “puttanasse” delle sue coetanee non verranno mai prese in considerazione da un uomo.

Si adopera a segnalare qualche ragazza di buona famiglia al figlio neo-maggiorenne che, difficile di gusti com’è, non apprezza mai i consigli materni. Qualche lacrimuccia le bagna le guance, ma lei non demorde al grido di: “So io cosa è bene per mio figlio”. E solo lei.

Tipicamente incompresa, la donna massaia vede i figli reagire alla regime familiare in due modi differenti: chi anche prima della maggiore età cerca di andar via di casa e chi non se ne va mai, anche se quarantenne e fidanzato da un decennio.

Della figlia sappiamo che quando ha il raro permesso di uscire, indossa una tonaca a collo alto, che poi cambia fugacemente appena girato l’angolo. Ma questo la mamma non lo saprà mai. Come non saprà mai che alle feste si mette il rossetto e addirittura una volta ha provato una sigaretta.

Fin dalla nascita di una figlia, la donna-mamma-massaia è stabilmente impegnata a garantire che la figlia abbia un corredo nuziale di pregio. Particolarmente orgogliose sono quelle che ci riescono prima che la figlia abbia compiuto dodici anni.

Particolare che pochi conoscono è che molte volte il corredo è pagato in comode rate mensili a condizioni da usura, ma si sa che non si può sottilizzare sulla felicità futura della figlia. Penso anch’io che oggigiorno una ragazza con dote e corredo aumenti sensibilmente le sue probabilità di matrimonio.

La donna massaia, il cui tenore di vita apparente è legato alle sorti del marito, mette il vestito buono (sempre lo stesso) solo per le visite importanti: prete che viene a benedire la casa e caffellatte con le amiche di sempre.

Quest’ultime sono uguali a lei in tutto: qualcuno ha ipotizzato che si scambino tra di loro di tanto in tanto, ma non ne saremo certi finché non saranno dotate di microchip.

Quando non è impegnata con le pulizie di primavera (da gennaio a maggio), si dedica a tenere in ordine la casa con il suo inseparabile piumino con cui rimuove ogni granello di polvere nei numerosi souvenir di battesimi e cresime che riempiono le mensole. Amorevole cura per la gondola ricordo della gita a Venezia: attaccata alla spina si illumina, ma non ha mai provato perché non si consumi.

Non osate farle notare che ha lucidato gli stessi oggetti anche ieri: non si sa mai che arrivino degli ospiti !

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, questo tipo di donna stimola continuamente l’immaginario del proprio compagno: nessuno come lui riesce ad immaginarsi di essere in un altro posto con un’altra femmina.

Del consorte si sa che passa giorni interi a osservare l’ultima foto da fidanzati: certo deve essere molto innamorato! I più vicini al marito affermano che in realtà lui vorrebbe fuggire via con un domatore di leoni sardo, ma noi sappiamo che sono solo parole frutto dell’invidia.

Per la verità la famiglia non riceve molte visite: tapparelle sempre abbassate e auto chiusa in garage, gli amici di un tempo si chiedono dove sono emigrati, convinti come sono che non si possa trascorrere una vita intera tra le mura di casa.

Di età imprecisata tra i 20 e i 60 anni, la donna massaia costituisce circa il 20% della popolazione femminile coniugata (dati censimento ISTAT 2009).

Se il consorte, per caso, è l’equivalente pantofolaio di lei, il matrimonio può durare all’infinito (senza sobbalzi). Solo gli amici di un tempo si chiedono dove siano emigrati, convinti come sono che non si possa trascorrere una vita intera tra le mura di casa.

Se lui, come normalmente accade, è appena appena vivo, finisce per inguaiarsi con pubblico scandalo erotico-politico-finanziario. Unica a non credere alle bugie dei giornali, la consorte-massaia, certa che “il mondo è pieno di gente cattiva” e farebbero di tutto per distruggere una famiglia modello. Modello è anche la professione del tizio che il marito si dice frequentasse da anni, fino appunto allo scandalo. Certo quei giornali di soli uomini nascosti nel baule e certi boxer leopardati le avevano dato qualche motivo di ansia, ma da quando l’amica del cuore, donna massaia pure lei, le ha detto che è successo pure a lei ed erano tutte menzogne ordite dai colleghi, si è presto rincuorata.

Ci sono certo ragioni evolutive molto valide per giustificare la sopravvivenza di questo esemplare femminile, ma che purtroppo ignoriamo del tutto.

E’ sorprendente osservare come riesca a riprodursi nonostante l’evidente svantaggio competitivo: è praticamente certo che Darwin, imbattutosi nel suo esemplare domestico, si sia indirizzato a studiare casi più semplici.

Rappresentare l’ideale antierotico di ogni uomo e riuscire a riprodursi lo stesso è fatto prodigioso già di per sé, ma ancor più stupefacente è che la famigerata donna riesca ancor’oggi ad accallappiare qualche maschio, potenzialmente felice e libero, ingabbiandolo in un ineludibile destino preannunciatogli sull’altare da un sinistro “Fin che morte non vi separi”.

Se nemmeno il sacerdote, all’ultimo istante, riesce a dissuadere il pover’uomo, il suo declino è imminente: stretto fra le pressioni lavorative e quelle domestiche, sceglierà di aumentare gli straordinari, “Per il bene della famiglia”, dice.

Scoprirà impegni nuovi e passioni insospettabili prima del matrimonio come la cena coi colleghi a cui non può mancare (“Per il bene della famiglia”) e l’annuale corsa dei sacchi della Contrada di Santa Eufemia da Rostoli. Premio un prosciutto crudo che cercherà di vincere “Per il bene della famiglia”. Curiosamente le donne non sono ammesse. Addolorato farà tutto questo “Per il bene della famiglia”.

Il baco della donna massaia non è un’invenzione della TV e dei giornali, esiste davvero !  Forse si annida anche nella tua donna.

E’ inutile sottoporla a test preventivi, verifiche e macchina della verità: il corto circuito si manifesta solo dopo averle inserito uno speciale cerchietto d’oro in un apposito trasformatore anulare.

Troppo tardi, amico ! Troppo tardi.


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